Donatella Moica

Lettrice onnivora, naturalista per passione, scrittrice perché attraverso la scrittura conosco e imparo

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Sii come la fonte che trabocca… ovvero un viaggio insieme a grandi donne!

Sii come la fonte che trabocca, e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua. (Paolo Coelho)

Uff… un’altra valigia. Ancora un altro aeroporto, un altro aereo, un’altra partenza…

Da bambina, nel guardare le stelle cadenti, esprimevo sempre il desiderio di poter viaggiare, come se il viaggio rappresentasse il fine ultimo della vita. All’epoca non ero consapevole che il vero viaggio era la vita stessa. Oggi non ho più bisogno di riempire una valigia per viaggiare, anzi questa pratica mi crea una certa insofferenza, perché so che sarà il Viaggio a colmare la mia “valigia”.

Questa volta il viaggio era verso Palermo. Verso una Sicilia che ho scoperto da pochissimi anni e che sto imparando ad amare e a desiderare come il monaco desidera la solitudine della montagna per completare il suo percorso verso la conoscenza. Non che in Sicilia mi sia mai sentita sola, anzi l’esatto opposto.

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Terra di grande bellezza e di contrasti. La vera bellezza della Sicilia sono i siciliani che hanno scelto di restarci nonostante le difficoltà e i preconcetti creati dai film. Tali stereotipi sono talmente radicati che molti di loro si sono immedesimati con i personaggi delle fiction dimenticando le loro vere origini. Eppure vestigia di quelle radici vere, sono disseminate un po’ ovunque come tracce di una memoria storica che non vorrebbe essere dimenticata. A Palermo convive una storia di rispetto e collaborazione multietnica con un’altra storia, più moderna, di insofferenza, irriverenza e indigenza. Ci sono nella storia di Palermo degli esempi di pensiero cosmopolita e illuminato che hanno saputo, con i fatti, portare dei cambiamenti veri e non solo promessi. Purtroppo la scuola non aiuta gli studenti a capire e glorificarsi dei propri avi e, non sempre, per colpa dei giovani disinteressati e disincantati, come vengono descritti, ma per colpa di quella parte di docenti che quell’incanto ha perso da tempo e non ha più niente da trasferire. Troppo spesso occupati a chiedere un ruolo e uno stipendio fisso, si dimenticano di meritarselo. Così questi giovani crescono senza sogni, senza quei sogni che hanno fatto grande la loro terra e fatto nascere condottieri, pensatori e politici. A onor del vero, nemmeno io ricordavo, dagli anni della scuola, cotanta grandezza. Sono state donne siciliane a ricordarmela e non solo con le parole, soprattutto con le azioni.

Io sono donna e spesso parlo di donne. Quelle siciliane però meritano un capitolo a parte.

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Questo mio viaggio a Palermo è proprio legato al mio incarico nel Terziario Donna di Confcommercio, quindi nel mondo dell’imprenditoria femminile, ovvero delle donne. Insieme a grandi donne invitate dalla presidente nazionale Patrizia di Dio, sono sbarcata a Palermo.  Patrizia è una donna incredibile che svetta come uno stendardo della sua terra e dei valori imprenditoriali femminili al di sopra di barriere e muri. Insieme (proprio Insieme è la parola chiave del gruppo) abbiamo affrontato temi come legalità, contraffazione, innovazione, economia di genere e violenza di genere. Lo so che stai pensando: “tutto ciò non riguarda tutti?”. Grazie per la bella domanda. Si, la risposta è SI. Riguarda proprio tutti, però se le donne non se ne occupano, gli altri (uomini) fanno finta di niente. In effetti le donne, quelle vere, non hanno paura della critica, del confronto ed anche dello scontro, se serve a costruire qualcosa di valore.

Dopo aver dormito quattro ore, per prendere un volo alle sei di mattina, Palermo mi ha accolta con una pioggerellina sottile mista a sole caldo. Doveva essere simbolica per il primo impegno del gruppo: l’evento sulla legalità e contraffazione che aveva come pubblico d’onore gli studenti delle scuole palermitane. Il cuore di questo evento, coordinato da Anna Lapini, è uno spettacolo teatrale sulla contraffazione o, per dirla in parole povere su tutti i falsi, dall’abbigliamento ai cibi che danneggiano la nostra economia e, spesso, anche la nostra salute. Seguito da un dibattito studenti versus istituzioni. Eh si, proprio un match di quelli intensi, sofferti, pure con qualche lacrima. Le studentesse, bisogna dirlo che sono state loro, a differenza dei compagni maschi, ad alzarsi dal posto, a discutere le loro ragioni ed i loro punti di vista confrontandoli con quelli degli adulti a testa alta. Alla fine tutti hanno vinto. gli adulti hanno imparato che questi giovani sono ben lontani dall’essere indifferenti e privi di sogni e i giovani hanno capito che gli adulti, lontani da essere concorrenti, possono insegnare come si trasforma un sogno in un progetto, nel rispetto della legalità e della dignità.

Cariche, anche noi, dell’energia che ci hanno lasciato le ragazze e ragazzi delle scuole palermitane abbiamo dato inizio a due giorni di lavoro. Due giorni di laboratorio. Un laboratorio incubatore di idee nuove per il futuro dell’economia del nostro paese (per dirla con le parole di Patrizia).

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Presentazioni, dimostrazioni ed esperienze si sono succedute al ritmo incalzante di una tarantella condita con qualche lacrima di commozione al sentir parlare una donna che, da vittima di violenza, si è trasformata in donna libera tramite lo studio ed il lavoro e pepata con momenti di grande stupore culturale. Non ho sbagliato termine, intendevo dire proprio stupore, ovvero quel momento di intensa meraviglia in grado di togliere la capacità di parlare. Uno di questi è stato nella Chiesa dello Spasimo. Ci sono entrata senza avere nessuna idea di cosa fosse e, quindi, senza aspettative… ancora non ho elaborato le parole giuste per trasmettere l’energia e la forza di quel luogo: una chiesa senza tetto che si erge libera e aperta verso il cielo stellato, verso l’infinito.

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Ho timore che di ogni momento vissuto a Palermo andrebbe scritto un post a parte per berlo a piccoli sorsi, come si fa con un calice di un vino riserva che è maturato per tantissimi anni in cantina prima di essere portato alla luce, ma ciò non è possibile e quindi ho cercato di condensare qui tutte le emozioni.

Il viaggio è crescita. Il viaggio è vedere con nuovi occhi quello che è sempre stato davanti a te, come diceva Proust. Io penso che nessun luogo sia tanto bello quanto lo siano le persone. Ogni donna che ho incontrato, per la prima volta oppure rincontrato a Palermo, è una terra da esplorare, un microcosmo tendente all’infinito quanto la chiesa dello Spasimo. Tanto più bella quanti più spigoli e sfaccettature presenta. Tante, tutte perle grezze, create dalla resilienza ai fatti della vita e alle storie personali celate dentro ciascuna.

Se il viaggio è crescita, io penso che crescere significhi diventare un pochino migliori del giorno prima ed è così che mi sento. Viaggiare significa anche diventare migliori.

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