Seconda navigazione, un romanzo introspettivo e psicologico? il parere di una psicologa

Pubblico integralmente la mail ricevuta da una psicologa su “Seconda navigazione”. Ho eliminato solo alcune parti per evitare di dare indicazioni (spoiler) sulla storia e che sono segnate con tratteggio in rosso.

Cara Donatella,
come promesso aggiro le mie resistenze per dirti che ho letto il libro tutto d’un fiato, anzi mi sono fermata prima del finale perché me lo volevo gustare con calma… Mi hai fatto un bel regalo perché era un po’ che avevo il blocco della lettura di romanzi e questo mi dispiace sempre.

Che dire! Scrivi davvero molto bene ma soprattutto mi stupisce sempre come chi scrive una buona storia che ti prende e ti fa venire voglia di arrivare in fondo, sia capace di creare un piccolo universo, fatto di storie luoghi e personaggi, coerente e plausibile, e che quindi sembra vero … difficilissimo!
Tu poi, lo hai fatto scomodando il passato dei personaggi, tracciando la loro storia e la formazione della loro personalità e intrecciando tutto ciò con la trama. 

Sasha, allevato da una madre distante e narcisista (che lo apprezza solo per i risultati come fanno le madri dei narcisisti) lo “inchioda al pianoforte” , cosa che però lo salva sia perché trova un’insegnante materna e affettuosa, sia perché si innamora della musica. Così si salva dal diventare un narcisista freddo e cinico anche lui. E’ sempre comunque condannato alla solitudine, purtroppo. Questo ci spiega la grossa crisi di Sasha quando perde la musica (amore, emozioni) e la ———— (ferita narcisistica)… comunque poveretto, se la madre lo avesse inchiodato allo studio dell’ingegneria, avrebbe probabilmente avuto un destino peggiore…

Poi ci sono Alice e Agnese, le due sorelle che “risolvono” in modo tragico la loro condizione di gemellarità e il loro complesso Edipico: Alice rivivendo con il matrimonio della sorella i vissuti di esclusione e di non sentirsi prediletta vissuti con il padre, condannandosi così a una vità di infelicità e frustrazione, bloccata e in stallo, Agnese con la via della depressione e della ———————–. Forse nel sentirsi sempre così riflessa perfettamente negli occhi dei suoi uomini non ha costruito un’identità molto solida e non regge il confronto con la realtà (ambiente ostile, maternità)…

Infine Carmen, il personaggio direi più semplice dal punto di vista psicologico, che ha soffocato in una vita ordinaria e borghese le proprie passioni e aspirazioni…e che quando sono uscite fuori… beh, sono uscite col botto (!) facendo un sacco di cocci come fa un equilibrio troppo rigido quando si rompe. E’ a lei che giustamente hai affidato il compito di aiutare gli altri personaggi a sbloccare le loro vite e così facendo anche la sua, ————————————————

Che dire, poi ci sono il padre e la madre di Alice e Agnese, lui che non si sente in diritto di vivere la sua vita familiare, lei che usa a piene mani la negazione del dolore e dell’abbandono non aiutando certo le figlie a elaborare i loro vissuti di perdita…

E poi ci sono la musica e il mare in autunno, che adoro. I paesaggi, a volte anche aspri, e i piccoli borghi visti quando non se lo aspettano, quando non sono in ghingheri per i turisti, che fanno da cornice perfetta a una storia psicologica e introspettiva…

Brava, davvero! Complimenti … ma come hai fatto?…davanti al miracolo della creazione mi stupisco e emoziono sempre, grazie mille!!!

Un abbraccio,
Cristiana (psicologa)

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