Martin Eden – il film

Ieri sera ho sofferto con Martin Eden.

Il film (molto liberamente tratto dal libro di Jack London). Un film. Una storia. Insomma, Pietro Marcello è riuscito a stordirmi.

Martin Eden è un marinaio. Ostinato, determinato, povero, ignorante e rozzo ma bello. Almeno una dote, visto che la natura pareva non averlo dotato di nient’altro! Il resto se lo procura con sacrificio e determinazione. Ma andiamo con ordine. Martin vive in uno stanzino a casa della sorella e sembra contento all’inizio del film. E’ buono anche, e generoso. Così gli capita di evitare il pestaggio di Arturo, il rampollo di una ricca famiglia. Cosa ci facesse Arturo al porto non lo sappiamo. Comunque Martin lo salva e la famiglia ricca per ringraziarlo lo accoglie. E così cominciano i guai. Martin s’innamora all’istante della sorella di Arturo che rappresenta quel mondo da cui lui è escluso. Il mondo di chi è andato a scuola, ha ricevuto un’educazione, ha vestiti, una casa pulita, cibo in quantità che si può permettere di non mangiare. E’ il mondo di quelli che possono sognare senza vergognarsene. Ma poi è proprio così?

La ragazza continua a fargli notare che ha bisogno di un’istruzione completa, che deve tornare a scuola, eccetera, eccetera. E lui con un enorme sforzo di volontà e dedizione studia, migliora, sogna, sogna, sogna. Decide che farà lo scrittore e con quel mestiere si emanciperà e diventerà degno di sposare Elena. Ma i suoi racconti parlano di quel mondo ai limiti, della gente in strada, di soprusi, di dolore. E non li vuole nessuno. Chi avrebbe voglia di leggere cose così crude e reali? Lei vorrebbe che lui si trovasse un lavoro, magari con una piccola spintarella di papà. Ma Martin vuole fare da solo, realizzare il suo sogno. Fino a quando la ragazza si stufa e non vuole più avere niente a che fare con lui. E guarda caso Martin comincia ad avere fortuna. Diventa famoso e sempre più infelice, sempre più sfatto, drogato. Si beve la vita, odia tutto ciò che ha e di cui, al contempo, ha bisogno. Il successo, i soldi, il miraggio della fama non lo hanno reso felice. Ma senza lo era?

La California del libro diventa la Napoli di oggi, di ieri e di sempre. Il respiro aperto del romanzo americano si mischia alle sonate italiane e alle atmosfere francesi. Il risultato è sopra le righe, indescrivibile. Le immagini sullo schermo si confondono. Siamo ai giorni nostri o all’inizio del secolo, tra le guerre o nella guerra? Tutto si confonde in un tempo senza tempo. Un tempo attuale e vero, perché gli eventi cambiano ma l’uomo no. E i discorsi politici sul socialismo, sull’individualismo, sulla città, sui poveri sono sempre gli stessi. La mente crea miraggi: una nave naviga e poi affonda, pezzi di documentari storici, ricordi di bambini che ballano il rock and roll. La ragione li analizza e li mette in fila. E alla fine il film si stanca, diventa più normale, come la vita dello scrittore che, divenuto ormai famoso, dimentica la fame che l’ha portato dove è arrivato.

Un film da non perdere. Grande regia. Attori straordinariamente bravi.

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