Dietro una donna, parlando con Monica Bartolomei

Ho incontrato Monica sul mare. Non è un modo di dire, ci siamo proprio incontrate su una barca in mezzo all’Oceano Indiano. Entrambe innamorate dei fondali marini e delle creature che li abitano, passavamo la maggior parte delle serate a chiacchierare su temi enormi come ecologia, salvaguardia del pianeta o rispetto per il mare senza però disdegnare cose molto più terra terra del tipo come si riproducono gli squali e cosa mangiano i nudibranchi… Insomma tra cose serie e cose più facete è nata un’amicizia che si è protratta nel tempo, fino ad oggi.

Incontro Monica a pranzo, in una giornata soleggiata di marzo, nella bellissima Piazza della Sala di Pistoia. Uno dei cuori pulsanti della città in cui ho scelto di vivere. Ed è proprio questo cuore cittadino che accoglie il cuore di Monica che mi racconta dei cambiamenti della sua vita.

Nata in una famiglia di imprenditori del tessuto, Monica, ha sempre respirato l’aria che accompagna chi decide di spendere tutto sé stesso per la sua azienda e per ciò in cui crede. Nonostante la tradizione famigliare nel mondo dei tessuti, che a Prato, è anche una tradizione culturale, Monica ha sempre subito il fascino di luoghi e lingue e, per molti anni, ha pensato che il suo destino fosse fare l’interprete in giro per il mondo. Ma si sa, il destino è qualcosa che viaggia per la sua strada senza che questa sia esattamente quella che noi pensiamo e, nonostante ci si sforzi di restare nella carreggiata che abbiamo scelto, lui ci strattona per portarci su percorsi che mai avremmo immaginato all’inizio. Così anche Monica, dopo un periodo di esperienze diverse, ha lavorato prima nell’azienda di famiglia e poi, per mantenere la tradizione, ha aperto una sua azienda di vendita di tessuti. Contando sulle sue capacità commerciali, conoscenza delle lingue, empatia e professionalità, ben presto l’attività è decollata con molta soddisfazione.

«E poi cosa è successo?» chiedo a Monica incuriosita dal suo racconto.

«E’ successo che le cose cambiano, cambia la società, cambiano anche i modi di lavorare… è anche successo che sia arrivata quella condizione economica che tutti chiamano “crisi”, senza spesso vedere le opportunità che ci sono dietro. Diciamo che il cambiamento per forza di cose lascia indietro qualcosa o qualcuno. Nel mio mondo io vedevo tanti telai lasciati indietro. Era come vedere un microcosmo che piano piano si spegneva. Il silenzio sostituiva il suono del movimento di quelle macchine che per decenni avevano tessuto lane e cotoni, interpretando la moda e vestendo le persone… il silenzio, in quei casi, fa tristezza.»

«E cosa ti è venuto in mente, allora?»

«Beh, l’idea non è stata totalmente mia. Diciamo che si sono unite le competenze ingegneristiche del mio socio e le mie nel mondo dei tessuti. Dopo uno studio accurato e profonde ricerche abbiamo studiato un tessuto in fibra di carbonio con caratteristiche uniche che lo rendono estremamente impregnabile nelle resine in cui viene immerso. Ciò consente di ottenere un prodotto di alta resistenza, morbido, versatile, elastico ed in grado di garantire risultati altissimi agli interventi in cui si applica.»

«Caspita, quindi avete riconvertito i telai che non lavoravano più per fare qualcosa di altamente tecnologico?»

«Esatto. Il tessuto che produciamo adesso è sempre un intreccio di fibre, come lo erano gli antichi tessuti pratesi, ma estremamente tecnologico e futuristico, se vogliamo. Inoltre è un prodotto rispettoso dell’ambiente ed ecologico che si differenza da tutti gli altri in commercio.»

«Molto interessante. E per cosa viene utilizzato?»

«L’utilizzo principale è il rinforzo strutturale e si usa, soprattutto, in campo edilizio. Per esempio interventi strutturali in caso di terremoto o danneggiamenti di altro tipo. Lo abbiamo utilizzato, per esempio, per rinforzare una diga, i palombari vestiti come quelli dei cartoni animati, lo hanno applicato alle zone da rinforzare grazie ad una resina studiata appositamente. Senza quel tessuto e quella resina, la diga avrebbe dovuto essere vuotata con tutto ciò che comporta: costi, lavoro, pericoli.»

palombari

«Dà veramente l’impressione di essere qualcosa di molto utile ed in grado di far risparmiare tempo e denaro. Immagino poi che veder lavorare quei palombari abbia dato libero sfogo alla tua fantasia avventurosa… ahahah»

«Eh si. E’ proprio così. Oltre all’intervento tecnico in sé, è stata anche una grande avventura, non proprio marina, ma ci stava lo stesso.»

Ridiamo insieme, perché la vita è essenzialmente sapere godere degli istanti speciali che ci regala e decidiamo che è venuto il momento di ordinare anche il dolce, perché in fondo anche il cibo è uno dei piacere massimi della vita. Se non facesse ingrassare, sarebbe perfetto… ma niente è perfetto!

«Raccontami qualche altro intervento che ti è piaciuto particolarmente»

«Il tessuto permette di intervenire in maniera non invasiva, senza occupare spazio o necessitare di smontare tutto ciò che c’era prima. Ci possono essere casi di edifici storici o di grande valore architettonico in cui, interventi di questo tipo, consentono la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di un luogo. Uno dei momenti che ricordo con maggiore intensità è stato proprio uno di questi. Ho dovuto seguire personalmente l’intervento sulla chiesa di San Francesco a La Valletta, Malta. Una chiesa bellissima risalente al 1500 che era stata danneggiata da una bomba durante la seconda guerra mondiale e che all’interno custodisce tesori artistici immensi. Qualche anno fa i frati cominciarono a veder cadere dei calcinaci e optarono per un intervento che fosse il più possibile conservativo e soprattutto che proteggesse le opere d’arte al suo interno. Il caso ha voluto che dovessi occuparmene personalmente. Così mi sono trovata su un’isola magica a guidare una squadra di operai che lavoravano su quella chiesa sulle impalcature. Io stavo spesso dentro da sola, in quell’infinito silenzio, circondata da opere che tracciavano l’arte di secoli e mi sentivo come immersa dentro un’immensità che non ero in grado di contenere… I frati mi avevano accolto come un’amica, una pellegrina desiderosa di comprendere. Mi hanno aperto il loro sapere, oltre che il loro credo, mostrandomi libri antichissimi pregni di storia e di storie da raccontare. La sera passeggiavo lungo il mare, ed il suo canto mi aiutava a elaborare tutta quella bellezza.»

chiesa san francesco

«Incredibilmente, quindi, la tecnologia ed il futuro sono serviti per salvare il passato senza scomporlo e violentarlo?»

«Si, è proprio così.»

«E questa passione per i libri antichi?»

«Beh, io ho passione per tutto ciò che è conoscenza, luoghi, storia, arte, persone…»

Monica mi racconta che i suoi viaggi sono spesso legati ai libri ed al magico contenuto che ciascuno di essi è in grado di donare alla nostra vita. Un contenuto che è spesso diverso per ciascuno di noi, perché dipende dal momento e dalle emozioni che si stanno vivendo quando si legge, o dalle emozioni che sono in grado di scatenare le storie stesse contenute nei libri, attivando zone dell’anima che spesso nemmeno noi conosciamo bene.

Nomadi Tchad

Monica sente forte il richiamo del cuore ed una parte di questo cuore lo ha donato ad un istituto che si occupa di togliere le bambine dalla strada in India. Ci va un paio di volte all’anno, fa la volontaria, vi dedica una parte solida della sua vita. Ed in cambio ne ha sguardi più sereni, occhi scuri che la cercano e la ringraziano, sorrisi che riempiono il cuore e che lei interpreta attraverso l’obbiettivo della sua macchina fotografica, fidata compagna di vita, con la quale ferma istanti di vita che rimangono per sempre.

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«La fotografia è parte di me, non una cosa separata. La sento appartenermi, come ci appartiene un braccio o una gamba. Senza mi sentirei in qualche modo invalida, privata di qualcosa di fondamentale di me.» Aggiunge Monica, mostrandomi delle foto di luoghi e persone che sono nella sua anima. Le chiedo di rivederci per parlare di quella sua passione o, per meglio dire, di quella parte della sua anima rappresentata da immagini scattate in giro per il mondo. Acconsente e mi dice, ti racconterò anche della mia esperienza con l’agenzia Magnum… «Wow, Monica. Non vedo l’ora di scrivere la seconda puntata della tua storia.»

monica india

Dietro un prodotto, un’azienda, un sito, un nome c’è una donna completa, complessa e ricca. C’è un’anima che tende verso l’infinito, verso la comprensione di un mondo non sempre giusto, non sempre facile e non sempre a portata di mano ma che sta a noi cambiare…

Monica Bartolomei
Monica Bartolomei

Per saperne di più sul tessuto di fibra di carbonio potete visitare i sito di Monica www.c-six.it

Tutte le foto sono di Monica Bartolomei — presto riparleremo di lei in veste di “fotografa del mondo”

 

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