Pensieri sconnessi in frammenti di primavera

Giallo. Margherite, denti di leone, narcisi. Giallo mimosa.

L’albero di mimosa è coperto di un giallo così spesso che nemmeno Van Gogh
avrebbe potuto crearlo. Si staglia contro il cielo stratificato come una cipolla, che ti viene voglia di pelare per raggiungerne il cuore lucido, per vederne sgorgare il succo bianco lattiginoso che fa piangere.

Le gemme premono, scalpitano per uscire e prendere possesso della natura ma ancora non ci riescono, troppo superbo è il rimasuglio dell’inverno. Il vento freddo ancora scende lungo la collina incanalandosi dove trova respiro e brinando l’erbetta di candidi cristalli di ghiaccio. Lei aspetta con pazienza per scuoterseli di dosso e sollevare la testa con smeraldina fierezza.

Bianco. Candore di sprazzi di neve. Bianco cielo pieno di luna.

Il susino, quello che ogni anno sembra morto e invece batte sempre tutti sul traguardo primaverile, è già coperto di bocci pronti ad esplodere. Qualche petalo si è già schiuso. Il fiore si prepara, si stira, si fa bello. Non ha rivali, aspetta voluttuoso gli insetti ronzanti. Danza orgiastica sul mattino che avanza. Sbatacchiato ma fecondo, a sera, si lascerà andare al riposo specchiandosi nella luna.

Viola, miscuglio di rosso fuoco e di blu cielo, lo eravamo anche noi. Il desiderio della carne di possedersi fino a trascendere. Il moto delle nuvole che allontanava fino a perdersi. Viola come il canto degli opposti. Viola come una metamorfosi sofferta.

I mazzetti di primule ancora bagnate dalla notte fanno capolino tra i fili d’erba. Qualche tenera mammola ha già allargato le sue labbra. Viola, invitanti, audaci aspettano, anche loro, l’amore. Intanto sgomitano in una competizione al femminile che dura da sempre.

Timida è la primavera al suo primo apparire. Si nega, si ritrae, fa la preziosa, consapevole che per accendere il desiderio occorra indugiare nell’attesa. L’incauto che si lasci avvolgere dai suoi effluvi sarà catturato per sempre. Godrà delle sue labbra concupiscenti, dei suoi petali carnosi, dei colori ammalianti che lo porteranno negli abissi come il canto delle sirene. Sarà appagato dal suo morbido abbraccio e continuerà a desiderarla, anche dopo, quando lei avrà ceduto il passo al calore dell’estate e penserà solo a crescere i suoi frutti pieni e succulenti, senza più degnarlo nemmeno di uno sguardo.

Arriveranno susine, ciliegie e fragole da mangiare lasciandole sgocciolare in bocca, senza perdere nemmeno una goccia del loro succo, per vendicarsi di lei che non si concede più. Di lei che fa rabbia. Di lei così bella, colorata, profumata ed effimera. Prende e va, non si ferma, non si dà. Prendila ora o lasciala per sempre. Amala e sarà per sempre.

Femmina, la primavera è femmina. È donna, ladra, amante, madre, strega, ammaliatrice. Danza senza posa incitando all’amore, sparge sentori di fiori e di bosco.

Pensieri sconnessi in un’alba umida di una primavera ancora a venire, scomposti in pezzi disordinati di un puzzle di vita…

 

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