milk and honey di Rupi Kaur

Come si fa ad ammorbidire
un incendio boschivo come me
al punto di trasformarlo
in acqua corrente

 

Già come si fa?

Avevo sentito parlare di questo libro, una raccolta di poesie di una certa ragazza indiana cresciuta in Canada e pubblicate prima di tutto sui social, ne avevo sentito parlare ma non pensavo di comprarlo. Una sera entro in libreria, senza nessun obiettivo particolare come mi capita spesso, solo per cercare ristoro tra le parole scritte, guardarmi intorno, capire cosa succede nel mondo. Sì, a guardare bene in una libreria si capisce cosa succede nel mondo. E’ il periodo di Natale, quindi sopra i banchi ci sono libri per ragazzi, classici, best seller, per lo più gialli o rosa – appunto, per capire cosa succede nel mondo. E poi una piramide alta, proprio alta eh, più di me direi, che pure porto sempre il tacco 12 come mi fa sempre notare un mio collega della Holden. Dunque la piramide sarà alta almeno un metro e ottanta ed è fatta interamente di libri con la copertina nera. Mi avvicino incuriosita e prendo in mano il libro di Rupi Kaur. Apro le pagine. Leggo. Un pugno dritto in pancia. Sfoglio. Leggo ancora. Sorrido. Vado alla cassa. Pago.

Ho capito subito che lo avrei amato. Ho anche capito subito perché ha avuto quel grande successo sui social, come avrebbe potuto non averlo. Io amo la poesia, ma qui non si tratta proprio di poesia nel senso tecnico della parola. Qui si tratta soprattutto della poesia delle emozioni, della poesia che c’è nella vita… quando è brutta e quando è bella. Una raccolta di pensieri che serve a parlare con se stessi, con il bambino che è in noi, con i genitori che abbiamo avuto e che non possiamo cambiare…

 

ogni volta che
dici a tua figlia
che la sgridi
per amore
le insegni a confondere
la rabbia con la bontà
e la cosa sembra una buona idea
finchè lei non cresce e
si affida a uomini che le fanno del male
perché somigliano tantissimo
a te

  • ai padri di figlie

Se i primi dolori sono dati dai rapporti con i genitori, dalle violenze di genere, dallo stupro, dopo il dolore viene dalla perdita. La perdita della persona che si ama, la perdita di una parte di se che se ne va con lui e per quanto la si cerchi non si riesce a ritrovare. Poi arrivano altri, che un po’ ti fanno dimenticare, fanno stare meglio, offuscano i ricordi ma dura poco e se ne vanno. Ma Rupi è forte, come ogni donna, come ogni uomo che la leggono, tira fuori le unghie, graffia, si dimena, cade in piedi come una gatta ma le zampe fanno male… se le lecca piano piano e si nasconde nella solitudine perché quella sa anche essere amica.

 

le persone vanno
ma il modo
in cui vanno
resta sempre

Il libro è diviso in quattro parti:

ferire – un corpo violato, un rapporto difficile con i genitori, una cultura nella pelle e negli occhi difficile da capire

amare – riscoprire il corpo come valore, come tenerezza, come amore, donare, prendere, aprirsi, sentirsi mare e onda, pace e tempesta

spezzare – perdersi, perdere un pezzo di se, rinunciare perché si comprende che non può funzionare, eppure continuare a svegliarsi la notte con la voglia di lui, avere voglia dei suoi baci e della sua lingua e baciare un altro solo perché è lì

guarire – accettazione, comprensione, amore per se stessi, si ricomincia da qui ed è un qui gioioso, ricco che offre pace e ristoro

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *